Rassegna stampa del 13 Dicembre 2007

Dalla Provincia Pavese

di Donatella Zorzetto

Viabilità, un piano in provincia

Autostrada e priorità, ieri cento sindaci a confronto

Serve un collegamento più veloce con la Lomellina e bisogna alleggerire il traffico per Milano

PAVIA. Cento sindaci per dare corpo al Piano del traffico per la viabilità extraurbana. Si sono incontrati ieri nel Salore III Millennio, convocati dal presidente della Provincia, Vittorio Poma, e dall’assessore provinciale ai Lavori Pubblici, Dario Invernizzi. Il loro compito sarà, nei prossimi dodici mesi, collaborare con proposte e valutazioni, alla stesura di un piano che dovrà tracciare il futuro assetto viabilistico della provincia. Tra le priorità da affrontare sul territorio, ci sono il collegamento della Lomellina con la viabilità veloce (autostradale), il decongestionamento del traffico verso Pavia, una buona penetrazione in Oltrepo, dove ora le strade sono frequentemente di scarse dimensioni e spesso dissestate.
Si tratta di scegliere tra due scenari: realizzare l’autostrada Broni-Pavia-Mortara oppure no. Cosa che ha ben presente Angelo Elefanti, dirigente del settore Lavori pubblici in provincia, che con Dario Invernizzi sta seguendo in prima persona la stesura del piano. L’opzione sull’autostrada non può essere esercitata adesso, quindi si sta compiendo un’analisi delle proposte ipotizzate nel caso delle due alternative, ma prima di arrivare al piano, si dovrà decidere. Il nodo cruciale dell’autostrada sicuramente sarà sciolto in primavera.
La Provincia ieri ha messo a disposizione dei sindaci i dati relativi al traffico sulle strade provinciali, dati che rivelano flussi, incidentalità, una serie di conoscenze di tipo ambientale, territoriale e logistiche. Questa è la base delle future scelte viabilistiche.
Il piano dovrà essere pronto entro un anno. Per prima cosa dovrà prendere in esame l’isolamento della Lomellina dalle infrastrutture viabilistiche veloci, ossia dalle autostrade. Problema che si potrebbe risolvere con la futura Broni-Pavia-Mortara, ma che anche nel caso la direttrice non venisse realizzata, andrebbe affrontato.
Poi c’è il fronte milanese, ossia la parte di Pavia che ogni giorno raggiunge il capoluogo lombardo, e che muove circa 37mila veicoli in quella direzione. Un assetto stradale che cede sotto il peso di un sovrautilizzo diventato normalità. La soluzione, da individuare nella concretezza, sarebbe quella di garantire un accesso verso Milano ma senza passare da Pavia.
Ad attendere un intervento c’è anche Pavia Sud, che pure ha bisogno di soluzioni, passino esse dalla nuova autostrada regionale o meno.
Infine una nota dolente che non è una novità: l’Oltrepo, con i suo problemi di strade strette e dissesti idrogeologici. «Per assicurare il buon collegamento dell’area bisogna garantire una categoria alla strada che consenta un accesso veloce, ossia dimensioni più ampie alla carreggiata e raggi di curvatura.
«Il processo di Valutazione ambientale strategica, a cui è sottoposto il piano, è volto a determinare il massimo coinvolgimento degli enti territoriali - conclude Dario Invernizzi - ma anche delle associazioni di categoria, ambientali, dei lavoratori interessati, già nella fase di impostazione ed elaborazione».


Rassegna stampa del 12 Dicembre 2007

Dalla Provincia Pavese


Sinistra divisa sul progetto-bioetanolo

Zinasco, Panetto contesta Zucchi: «E’ un’imposizione sbagliata»

ZINASCO. «Caro Zucchi, il bioetanolo è solo un’imposizione politica». Achille Panetto, Sinistra democratica, replica così all’intervento del parlamentare pavese e precisa: «Il bioetanolo, imposto dalla comunità europea, non è una necessità economica visto che costa molto di più di qualsiasi altro prodotto petrolifero, né tantomeno una esigenza ambientalista». Attenzione, poi, a strumentalizzare il problema occupazionale degli ex dipendenti del zuccherificio di Casei Gerola. «Tutti i partiti, Legambiente e comitato cittadino di Zinasco compresi, sono per i lavoratori di Casei. Ma c’è modo e modo di sostenerli». Come dire che si può conservare e garantire il lavoro senza imporre a qualcuno di vivere con un impianto industriale a ridosso della propria casa. «Possono dire quello che vogliono - dice Panetto -, ma con quell’impianto rumori, odori e traffico diventerebbero una norma per Zinasco». L’affondo del rappresentante di Sinistra democratica ha anche un sapore squisitamente è politico. «Le dichiarazioni dell’onorevole Zucchi hanno finalmente chiarito la posizione del Pd, che poi è la stessa della Regione Lombardia e della Amministrazione provinciale, ovvero il centrodestra. Anche per Zinasco ci troviamo di fronte alle ampie alleanze e larghe intese auspicate da Veltroni». La perplessità, poi, è quella che aleggia da parte di tutti gli schieramenti contrari al progetto: «Speculazioni, a parte, avessero pensato all’impianto a Casei Gerola nessuno si sarebbe opposto. E forse non si sarebbe detto niente se l’avessero proposto a Sannazzaro, meta finale del bioetanolo».

Altre proteste per la centrale sul Trebbia

Allarma l’idea di imbrigliare il fiume piacentino «Rischio dissesti idrogeologici e fuga di turisti»

Il sindaco Culacciati: «Soffriamo la siccità e vogliono togliere altra acqua dalla zona, dobbiamo mobilitarci»

VAL DI NIZZA. «Il rischio idrogeologico è un flagello per l’alto Oltrepo già oggi, non oso pensare cosa potrebbe accadere se davvero in provincia di Piacenza di decidesse d’imbrigliare il Trebbia per produrre energia idroelettrica»: Paolo Culacciati, sindaco di Val di Nizza e assessore al Turismo della Comunità montana, riprende e fa proprio l’allarme lanciato dal primo cittadino di Brallo, Bruno Tagliani. Fa sempre più paura in alto Oltrepo il progetto Confiente nel piacentino, quello della ditta del bresciano interessata a intubare le acque del Trebbia per produrre energia. Si teme anche per il destino di Nure, Aveto, Grondana, Ronchignasco e Gramizzola che potrebbero essere interessati dal drenaggio idrico per scopi elettrici.
Culacciati alza gli scudi. «Non è un mistero - ricorda - che la siccità stia diventando una piaga anche per la provincia. Le precipitazioni sono sempre meno e le falde acquifere si stanno impoverendo anche senza il bisogno di centrali a captazione». Il progetto sembra affascinante: captare l’acqua e convogliarla per produrre energia. Ma nella realtà si teme che il progetto idroelettrico di Confiente, se approvato, finisca con l’avere un effetto domino devastante sul territorio e sull’economia turistica. «Tagliani ha ragione - dice Culacciati -, il Trebbia rappresenta un’attrazione turistica che va difesa e valorizzata. Non si può permettere che un corso d’acqua tanto importante venga impoverito». L’assessore al Turismo della Comunità montana dell’Oltrepo pavese torna al recente passato: «Solo per rimanere nel mio Comune - racconta - ci siamo trovati a far fronte a un movimento franoso da 1300 metri in località Poggio Ferrato. Oggi che siamo riusciti ad arginare possibili frane, vediamo comunque che continuano ad aprirsi crepe nei fabbricati. E’ un segnale, la natura ci avverte di non impoverire le falde, già provate dalla siccità. Puntare oggi sull’idroelettrico in queste zone sarebbe un errore gravissimo». Mentre a Brallo è cominciata la raccolta firme contro il progetto preliminare già consegnato al vaglio di Regione Emilia Romagna e Provincia di Piacenza, anche Culacciati è pronto a fare la sua parte. «E’ ora che si smetta di colpire il territorio collinare e montano, magari perché ad abitarlo sono rimasti in pochi - osserva ancora Paolo Culacciati - Le istituzioni, ad ogni livello, devono ritrovare attenzione per borghi che hanno voglia di costituire un nuovo sistema turistico».
Il caso Confiente è già stato presentato da Tagliani anche all’Amministrazione provinciale di Pavia. Intanto, però, gli operatori della ricettività dell’alto Oltrepo promettono battaglia. Per molti albergatori e ristoratori la frequenza degli itinerari verso il Trebbia sono davvero vitali. Sul caso interviene anche il presidente della Provincia Vittorio Poma: «Condivido le preoccupazioni dei sindaci - afferma - ho contattato il presidente della Provincia di Piacenza Gian Luigi Boiardi, che mi ha confessato di nutrire forti dubbi e una tendenziale contrarietà al progetto. A gennaio le nostre amministrazioni si incontrerano a un tavolo tecnico».
Emanuele Bottiroli

Rassegna stampa dell'11 Dicembre 2007

Dalla Provincia Pavese


«L’edilizia che ha fatto brutta Pavia»
di Filiberto Mayda

Un libro denuncia di Palestra e Bruschi racconta i segreti della città mal costruita
Dal «palazzo di vetro» alle case popolari di Vallone e Pelizza

PAVIA. Da leggere immediatamente. Non tutto d’un fiato, ma da sfogliare con pazienza, costantemente, usando il testo a mo’ di didascalia delle tante fotografie che corredano il volume. Perché il libro dall’ambizioso titolo «Edilizia a Pavia 1945-2005» racconta la storia non solo dell’edilizia della città di Pavia, ma del cattivo modo (anche) di costruire solo per fare soldi, alla faccia del buon gusto. Un monito, anche, per chi in queste ore rovescia cemento sulla città.
Lo scrivono due professionisti che, per passione e cultura, conoscono la città come le loro tasche. Non «intellettuali urbanisti», ma «braccianti dell’edilizia» che bocciano la Pavia della «case brutte», la Pavia «degli salumieri e panettieri diventati imprenditori» che bastava costruire e far vedere che avevano i soldi. Walter Palestra e Sergio Bruschi, per oltre cinquant’anni nel ramo delle costruzioni, il primo geometra, il secondo architetto, raccontano in questo libro - che sarà presentato domani alle ore 17 in forma privata - una storia diversa della città. Una storia che ci spiega come mai un orrendo grattacielo abbia distrutto la skyline del lungoticino, approfittando del periodo di salvaguardia del piano regolatore, e perché le case Peep del Vallone e la Pelizza a Pavia Ovest siano un pessimo esempio dell’edilizia popolare (mentre un buon esempio sono le «case premio» per i lavoratori della Snia con trentacinque anni di servizio in via San Giovannino o le case comunali del lungoticino). Il prossimo futuro o il recentissimo passato, ci dicono i due professionisti, non è migliore, e bocciano l’edilizia universitaria del Cravino («l’avesse fatta un privato l’intellighenzia pavese sarebbe insorta», ironizzano Palestra e Bruschi), il disordine del prossimo Policlinico San Matteo, il costruire in periferia, ancora una volta, senza badare troppo alla qualità. Bruschi e Palestra, s’intende, non si chiamano fuori: «Anche noi, come tutti, facevamo quello che chiedeva il committente: spendere poco». Oppure costruire male: «Alla fine, se quello a cui devi tirar su una villetta vuole uno stile tirolese misto a quello sardo, che gli dici? Se la faccia lei?». E così, messa in conto l’assenza prima e la troppa presenza ora del pubblico nelle scelte urbanistiche, Pavia ha perso l’occasione di essere migliore, degna almeno del suo centro storico. La periferia, ma anche la prima cintura fuori dalle mura mostrano pessimi esempio di edilizia.
«Di tutto questo, di come è nata, spesso male, la città, vogliamo lasciare traccia - spiegano i due -, vorremmo che i prossimi costruttori, i giovani che si avvicinano a questa professione, abbiamo un esempio di cosa c’è di buone e di pessimo nell’edilizia di Pavia. A loro, ai giovani, chiediamo di avere un po’ più coraggio di quanto ne ha avuto la nostra generazione, la forza di dire qualche no». «E’ stato il mercato a rovinarci, in quale modo, il desiderio, dopo la guerra, di costruire a tutti i costi, di avere la casa e averla a prezzi bassi. Un’edilizia di tipo commerciale realizzata quasi completamente dal privato». Ma nelle quasi seicento pagine dei due volumi (acquistabili presso la società CeSteEdil, 0382.394585), si raccontano anche buoni esempi, ristrutturazioni ben riuscite, condomini eccellenti. Pochi esempi. E poi si torna a bastonare. Ad esempio con la viabilità mal pensata, con la tangenziale est nata stretta e l’idea, mai attuata, di un quarto ponte indispensabile. Ancora, l’ultimo Piano regolatore, troppo «disegnato» nei dettagli, spesso difficile e complicatissimo da applicare e modificare, con il fallimento operativo della perequazione. Insomma, cinquecentoquarantanove pagine di storie pavesi, di fotografie, di esempio, di ricordi personali. Di chi costruiva e oggi, forse, vorrebbe aver costruito meglio.



Zinasco, le critiche del Ctat

«Bioetanolo? L’impianto a Casei»

ZINASCO. «Anche noi ci chiediamo perché la produzione di bioetanolo non si faccia a Casei Gerola». Il Comitato per la Tutela dell’Ambiente e del Territorio sposa la posizione espressa nei giorni scorsi da Legambiente. Un invito a non consumare ulteriore terreno agricolo quando il luogo per realizzare l’impianto già ci sarebbe. Casei Gerola, appunto. E non Zinasco. «Gli articoli che stiamo leggendo - dice il presidente del C.T.A.T., Walter Baiocchi - ci convincono sempre di più a ribadire la nostra contrarietà al progetto. Noi sosteniamo l’inadeguatezza della zona scelta per l’impianto perché priva delle strutture adeguate». I timori riguardano la viabilità, già in condizioni non proprio ottimali. «Queste strade - aggiunge il presidente - non possono essere gravate anche dal passaggio di camion». Ma le paure sono anche rivolte a possibili rischi ambientali. «L’impianto - spiega Baiocchi - sorgerà in una zona troppo vicina alle abitazioni. Il rischio è di compromettere la falda acquifera». Tra le voci a favore del bioetanolo c’è stata invece quella dell’onorevole Angelo Zucchi, che ha detto: «Sulle bioenergie l’Unione europea ha emesso una direttiva che non permette di fare della filosofia, ma che vincola in maniera chiara ad alcuni parametri: una percentuale sempre maggiore di tutto il diesel e la benzina venduti negli Stati membri deve essere costituita da biocarburanti. Dal 2% del 2005 si dovrà passare almeno al 5.75% dei carburanti venduti nel 2010. Per ottenere questi risultati non possono bastare solo i piccoli impianti che producono energia e biocarburanti da biomasse locali e il loro utilizzo in loco. Questa è una visione romantica del problema». Intervento al quale Legambiente replica dicendo: «Altro che filosofia, le nostre obiezioni sono molto concrete: localizzazione dell’impianto, per cui si occupa una nuova area quando ne esiste una già industriale, e “bilancio ambientale” dei biocarburanti».


TORTONA - STASERA IN MUNICIPIO

Bioetanolo e caso barellieri animano il consiglio comunale

TORTONA. Ultima seduta consiliare del 2007 stasera in Municipio: si preannuncia una massiccia partecipazione di cittadini per tutti gli argomenti che verranno trattati, in particolare i problemi che riguardano le frazioni di Rivalta e Vho. Si parlerà dell’impianto di bioetanolo, del caso barellieri e dei trasporti alla frazione Vho. Stasera ci sarà l’insediamento ufficiale del nuovo assessore Carlo Galuppo, che prende il posto dell’assessore dimissionario della Lega Nord, Giuliano Lugano, con la delega allo sport. Galuppo lascerà la carica di consigliere comunale del Carroccio per sedere sui banchi della giunta accanto al sindaco Francesco Marguati. Al suo posto è prevista la surroga da parte di Maurizio Balduzzi, segretario della Lega Nord. Poi si parlerà della mozione presentata dai consiglieri Marina Cattaneo e Mauro Sala riguardante l’impianto di bioetanolo, in particolare la variante parziale del piano regolatore che prevede l’insediamento dell’azienda. Poi un’altra interrogazione sul trasporto pubblico, con particolare riferimento alla situazione di Vho. Si proseguirà con l’interpellanza che riguarda un altro problema scottante, quelli dei barellieri all’ospedale di Tortona: l’interpellanza è firmata da Marina Cattaneo e Gabriele Toso. Si concluderà con due altre delibere di minore importanza che verranno probabilmente discusse quando sarà notte inoltrata.
Infatti la discussione su questi tre punti all’ordine del giorno sarà particolarmente aspra e non si escludono polemiche da parte dell’opposizione ma anche prese di posizione evidenti da parte dei numerosi cittadini che vorranno sicuramente far sentire la loro voce in riferimento a queste spinose problematiche.

Smog, il Comune in preallerta

Pm10 oltre i limiti da cinque giorni, iniziative in vista

AMBIENTE Preoccupa il caso di Parona


VIGEVANO. Cinque giorni consecutivi di superamento della soglia limite del Pm10, le polveri sottili.
A Vigevano torna a farsi sentire il problema dell’inquinamento atmosferico. La centralina dell’Arpa (agenzia per la protezione dell’ambiente) di viale Petrarca registra sforamenti piuttosto frequenti, in questo periodo, arrivati finora alla punta massima di una concentrazione di 84 microgrammi al metrocubo di polveri sottili (il limite è di 50 microgrammi).
La delibera di giunta comunale approvata quest’anno assieme al piano di emergenza anti-smog dice che, eventualmente, una domenica di stop al traffico è possibile dopo un certo numero di giorni consecutivi di sforamento dei livelli di Pm10 dalla soglia di legge. Non viene indicato un numero di giorni preciso, ma si fa riferimento al piano di emergenza dello scorso anno che vedeva nel 6 giorno consecutivo oltre quota 50, le condizioni per valutare lo stop al traffico, alla prima domenica utile.
«Ho visto i dati - sottolinea il vicesindaco Ferdinando Merlo - e ci consulteremo con l’Arpa e gli altri Comuni della zona e della provincia. Fra oggi e domani cercheremo di capire anche se la Regione ha in programma qualche iniziativa, visto che il problema del Pm10 non riguarda solo Vigevano. Però devo dire che di blocco del traffico, purtroppo, non sta parlando nessuno e credo che sia improbabile uno stop alle automobili domenica».
Già negli anni scorsi la Regione, del resto, aveva sospeso i provvedimenti antismog nelle giornate precedenti il Natale, per non ostacolare l’attività commerciale a dicembre.
«In ogni caso - aggiunge il vicesindaco Merlo - sarebbe negativo decidere da soli un blocco del traffico».
La giunta comunale, spiega Merlo, si riserva anche di valutare con la Regione il blocco delle auto non catalizzate, se la situazione attuale dovesse protrarsi nel tempo. E il vicesindaco, inoltre, sottolinea ancora la preoccupazione per i livelli di Pm10 che la centralina dell’Arpa continua a rilevare a Parona.
«So che in proposito è stato avviato un tavolo provinciale sull’inquinamento - sottolinea il vicesindaco di Vigevano - Spesso, il Pm10 a Parona è doppio del nostro e dovranno essere prese delle iniziative».
d.artioli@laprovinciapavese.it


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SIZIANO

Il fotovoltaico a scuola

SIZIANO. Partirà dalle scuole elementari e medie di via Pavia la svolta energetica voluta dall’amministrazione comunale. La scorsa primavera era stato assegnato un incarico professionale per la redazione di uno studio di fattibilità nelle strutture di proprietà comunale per la collocazione di impianti fotovoltaici, in grado cioè di produrre energia elettrica e termica da fonti rinnovabili, una fra tutte il sole. Ora la giunta ha approvato lo studio, riservandosi di applicare soluzioni analoghe anche per il nido e la materna.

Rassegna stampa del 9 Dicembre 2007

Dalla Provincia Pavese


Tortona. L’assessore provinciale all’Ambiente chiama i Comuni a maggior attenzione

Polveri sottili, il livello preoccupa

TORTONA. La situazione relativa allo smog in città è ancora critica e sono serviti veramente a poco i «correttivi» voluti dalla Regione Piemonte che ha preteso l’ampliamento dell’isola pedonale, provvedimento attuato solo in parte dal Municipio.
I dati relativi alla polveri sospese presenti in città, rilevati dalla centralina provinciale, che hanno valore per tutta la provincia, hanno messo in evidenza una situazione leggermente migliore rispetto a quella dello scorso anno, ma ancora non ottimale, che preoccupa la popolazione. Negli ultimi 16 giorni, infatti, il limite dei 50 microgrammi al metro cubo di Pm10 è stato superato ben 10 volte, con punte critiche soprattutto il 20 e 21 novembre quando si è raggiunta la soglia di 108 e 113 microgrammi.
I livelli si sono leggermente abbassati nei giorni successivi: dopo i 68 mc del 22 novembre la situazione è ritornata nella normalità fino ai primi gironi di dicembre, quando i livelli sono tornati a salire, e dal 1º dicembre fino a ieri non sono mai scesi sotto i 58 mc, rimanendo sempre al di sopra dei limiti.
Una situazione grave che ha indotto l’assessore provinciale all’ambiente, Renzo Penna, a convocare un summit con i sindaci dei 7 comuni centro-zona della provincia di Alessandria, fra cui Tortona.
L’assessore ha praticamente richiamato all’ordine i Comuni, invitandoli a far rispettare le ordinanze emesse il 5 novembre scorso, che ampliano le zone a traffico limitato. Una situazione che a Tortona (ma anche in altri comuni) di fatto è in vigore solo sulla carta, perché a distanza di oltre un mese i cartelli non sono stati ancora installati. L’assessore Penna, tuttavia, ha sottolineato che la Zona a Traffico Limitato deve essere prevista dove ci sono effettivi punti di traffico e non solo per soddisfare le richieste della Regione. Insomma si ha l’impressione che i Comuni della zona, ed in particolare quello di Tortona, abbiano adottato i provvedimenti per limitare lo smog solo perché sono stati imposti dalla Regione Piemonte, e non allo scopo di ridurre effettivamente i limiti di polveri sottili presenti nell’aria. (a.b.)

Rassegna stampa dell'8 Dicembre 2007

Dalla Provincia Pavese

San Martino: «La Broni-Mortara resti fuori dal piano del territorio»

SAN MARTINO. Una mozione per non inserire nel Piano di Governo del Territorio l’autostrada Broni - Mortara. A presentarla sono i quattro consiglieri di minoranza del Partito Democratico: Fabio Amodio, Francesco Cupella, Giorgio Maini, Daniele Nai.
Un gesto che nasce in risposta all’intenzione più volte espressa dal sindaco, dal consiglio comunale all’ unanimità e dai cittadini, anche in incontri pubblici, di adottare gli strumenti necessari affinché il tracciato previsto dal progetto dell’autostrada”Broni-Mortara” non attraversi il territorio comunale di propria competenza. Una azione concreta, in questo senso, secondo i quattro consiglieri potrebbe essere proprio quella di fare in modo che nel Pgt, contrariamente a quanto prevede l’attuale piano regolatore, si neghi la possibilità di passaggio, nel territorio comunale, del tracciato autostradale.”Sarebbe - sostiene il Pd- un atto di coerenza con quanto più volte espresso dal sindaco di San Martino”. Il tema, con ogni probabilità, sarà affrontato nel prossimo consiglio comunale.

«Il bioetanolo è necessario»
Zinasco, l’onorevole Zucchi contesta Legambiente

ZINASCO. «Sullebioenergie l’Unione europea ha emesso una direttiva che non permette di fare della filosofia, ma che vincola in maniera chiara ad alcuni parametri: una percentuale sempre maggiore di tutto il diesel e la benzina venduti negli Stati membri deve essere costituita da biocarburanti. Dal 2% del 2005 si dovrà passare almeno al 5.75% dei carburanti venduti nel 2010. Per ottenere questi risultati non possono bastare solo i piccoli impianti che producono energia e biocarburanti da biomasse locali e il loro utilizzo in loco. Questa è una visione romantica del problema». L’onorevole Angelo Zucchi interviene nel dibattito sul progettato impianto di bioetanolo per replicare a Legambiente. Il piano d’azione adottato dall’Unione europea nella sua direttiva, volto a incentivare l’utilizzo di carburanti alternativi per il settore dei trasporti, metteva in luce che l’impiego di combustibili ricavati da fonti agricole (etanolo e biodiesel) era la soluzione tecnologica che presentava le massime potenzialità nel breve-medio termine. «Per Zinasco, vorrei ricordare che ci si muove all’interno di un accordo di filiera piuttosto chiaro, che garantisce i lavoratori e gli agricoltori - sottolinea il capogruppo dell’Ulivo in commissione Agricoltura alla Camera -. In altre parole: sono garantiti i posti di lavoro dello stabilimento e, allo stesso tempo, è garantita la produzione e la vendita all’impianto agli agricoltori che si convertono dalla barbabietola da zucchero alla coltivazione del mais o altre colture. L’apporto locale di materia prima non sarà sufficiente e dunque dovremo ragionare su come e dove reperire ciò che manca». La legge finanziaria 2008, al voto in questi giorni in Parlamento, contiene alcuni riferimenti importanti per questi aspetti. «Oggi è necessario pensare all’agricoltura come a una delle possibili risorse che possono concorrere alle politiche energetiche. Pensarla, cioè, come uno strumento in grado di contribuire in maniera importante alla salvaguardia del pianeta».


«La nostra salute è a rischio»

I cittadini preoccupati per la qualità dell’ambiente

PARONA Dopo il rapporto dell’Università

PARONA. «Sono arrivato qui 17 anni fa: sembrava di essere a Berna. Non c’era una cartaccia per terra: oggi è tutto cambiato, cresce anche il timore per la salute». Luigi Intropido dipinge il quadro del paese. Giovedì il Comune ha reso noto i risultati dell’indagine dell’Università di Pavia: sono in crescita le malattie respiratorie, ma la situazione resta sotto controllo. I cittadini non si sentono ancora tranquilli. Intropido parla in un bar di piazza Nuova: «Da quando mi sono trasferito io e le mie figlie abbiamo sempre il raffreddore».
«Può essere un caso - continua Luigi Intropido -, ma a Milano questo non succedeva e il che è tutto dire». I valori dell’inquinamento ambientale non lo rendono tranquillo. «Anni fa avevo l’orto, ma oggi preferisco comprare frutta e verdura al supermercato - aggiunge -. Inoltre, quando lascio l’automobile in strada per tutta la notte, al mattino la ritrovo coperta di polvere strana. E non è certo il residuo della nebbia». Accanto a Intropido c’è Luca Franzoso. «Io sono un “paronino” doc e mi dispiace verificare che la situazione ambientale peggiori di anno in anno - spiega -. Nella zona industriale si sentono odori molto forti, soprattutto nelle ore notturne: sembra che sia arsenico. Avevo proposto a mia moglie di abbandonare quello che è il mio paese, ma lei si è opposta. Io non riesco più a vedere il mio paese vittima dell’inquinamento: fino a poco tempo fa, andavo ancora a funghi nella zona attorno al termodistruttore, ma oggi non è più possibile. I chiodini me li scordo». I risultati dell’indagine eseguita dalla sezione di Igiene del dipartimento di Medicina preventiva, Occupazionale e di Comunità, guidato da Maria Teresa Tenconi, sono significativi. In particolare, a Parona sono in crescita le asme bronchiali (5.1% nel 2007 contro il 3.5% del 2000). Il Comune aveva incaricato lo staff della professoressa Tenconi di ripetere l’indagine epidemiologica su un campione d’età compresa tra 15 e 74 anni. Hanno risposto 401 cittadini (192 maschi e 20 femmine) pari al 27% dei convocati, di cui il 47,9% maschi e il 52.1% femmine. Tutta la popolazione appartenente a questa fascia d’età (1.484 soggetti) era stata convocata con una lettera individuale. Nel dettaglio, la prevalenza di soggetti che hanno dichiarato di essere affetti da bronchite cronica è diminuita (4% nel 2001 e 8.3% nel 2000), mentre è aumentata quella di soggetti affetti da asma bronchiale (5.1% nel 2007 e 3.5% nel 2000). Altri dati, però, dovrebbero rassicurare i cittadini. Per esempio, nel 2007 la prevalenza di sintomi respiratori è diminuita, così come la prevalenza di dispnea da sforzo. Malgrado questi risultati, però, i timori per la salute non cessano.
Umberto De Agostino


CASTEGGIO

Centrale Il sindaco ora frena

CASTEGGIO. L’assessore ne ha parlato in modo convinto facendo capire che il progetto può mettere radici, il responsabile dell’azienda che vuole costruirlo ha spiegato come funzionerà: ma sull’impianto di cogenerazione che dovrebbe sfruttare l’olio colza c’è ora il freno deciso del sindaco Michele Manfra. «Tengo a precisare che, al momento, non è stato presentato in Comune nessun progetto riguardante la creazione di un impianto di cogenerazione per produrre energia elettrica attraverso l’utilizzo di oli naturali. Si è trattata esclusivamente di un’ipotesi scaturita da un colloquio informale avuto con i promotori di quest’iniziativa, ma assolutamente non c’è nulla di definito». Il sindaco di Casteggio Michele Manfra interviene e pare proprio voler fare chiarezza in merito all’eventuale arrivo di un impianto per la produzione di energia elettrica, alimentato da oli naturali del tipo di quelli di palma e di colza. L’area che meglio si presterebbe a questa nuova realtà sarebbe quella di via Milano, vicino alla tangenziale ed all’autostrada, tuttavia siamo ancora nel campo delle ipotesi ed il primo cittadino casteggiano ci tiene a sottolinearlo: «Qualsiasi dichiarazione in merito a questo progetto al momento appare del tutto fuori luogo, in quanto lo stesso deve essere prima presentato alle autorità competenti ed in seguito ricevere tutte le necessarie autorizzazioni - ha spiegato Michele Manfra - Dovranno essere Provincia, Comune ed una specifica commissione ambientale ad esprimersi sulla validità o meno del progetto, che in seguito dovrà essere presentato ai gruppi consiliari ed alla cittadinanza. Solo una volta ricevuto l’ok di tutte queste componenti si potrà parlare del progetto che, ripeto, al momento non è nient’altro che una supposizione e nulla più».
Non è una retromarcia, ma è comunque una decisa frenata all’ipotesi della centrale casteggiana. (s.d.)


L’aria che respiriamo

Da lunedì una mostra al bosco Negri


PAVIA. Si potrà visitare da lunedì a domenica 16 dicembre nel centro didattico e divulgativo del bosco Negri la mostra-laboratorio «...nell’aria...», realizzata dall’associazione Il Quinto Regno e da Daniela Chiappetta, Cristina Delucchi e Giovanni Santamaria. Scopo della mostra è vedere l’invisibile nell’aria che respiriamo: nell’aria infatti non ci sono solo elementi chimici ma anche veri e propri organismi che la utilizzano e la sfruttano per la loro sopravvivenza: «Faremo osservare - spiegano gli organizzatori - attraveverso microscopi e modelli tridimensionali creati per la mostra, piante, funghi e licheni». Dal lunedì al venerdì la mostra è aperta alle visite scolastiche dalle 9 alle 16, mentre il sabato e la domenica è aperta a tutti dalle 10 alle 16. L’ingresso è gratuito. Info: 331.3194358

Rassegna stampa del 7 Dicembre 2007

Dalla Provincia Pavese

Anche Legambiente boccia l’impianto di Zinasco

«Prima di tutto salvaguardiamo il territorio» «L’Onu ha preso le distanze da questi progetti»

ZINASCO. L’impianto di bioetanolo a Zinasco non convince Legambiente. Un no dettato da principi etici, innanzitutto. Ma anche dall’idea che intorno al progetto ruotino interessi speculativi. «Non siamo pregiudizialmente contro le agroenergie, crediamo però che l’agricoltura abbia come compiti fondamentali di produrre alimenti e di salvaguardare l’ambiente naturale, coltivando il più possibile in modo naturale, sano, senza Ogm», dice Gianluigi Vecchi, responsabile provinciale di Legambiente.
Non ha lasciato indifferente l’associazione ambientalista l’allarme lanciato dall’Onu nelle settimane scorse: le agroenergie possono essere crimini contro l’umanità perché in presenza di milioni di persone che nel mondo muoiono di fame, sottraggono terreni agricoli alla produzione di alimenti, destinandoli alla trasformazione in carburanti. Legambiente sostiene quindi due posizioni molto chiare. La prima è un interesse per piccoli impianti, inseriti in una pianificazione generale, che producono energia e biocarburanti da biomasse locali e il loro utilizzo in loco. «La seconda, però, è una contrarietà assoluta per grandi impianti - sottolinea Matteo Rossi, di Legambiente Terre d’Acqua - soprattutto se per farli funzionare è necessario importare materia prima come l’olio di palma, o disboscare ad esempio le foreste amazzoniche o balcaniche. Non è pensabile abbandonare le coltivazioni tipiche e di qualità come il riso in Lomellina o continuare in modo massiccio a riconvertire la produzione di grano da alimentare ad agro energia, visti anche i primi risultati di questa politica che hanno causato aumenti del costo di pane e pasta a scapito delle fasce deboli della popolazione. Detto ciò, per l’impianto di Zinasco le perplessità di Legambiente non sono solo di natura generale o etica». «Sembra che ancora una volta si manifesti una politica dell’annuncio, la volontà di confondere i cittadini, di favorire interessi di natura speculativa e l’incapacità delle istituzioni preposte a pianificare il territorio rispettandone la vocazione e l’ambiente naturale - denuncia Vecchi -. Noi non capiamo perché per il nuovo impianto di bioetanolo si sceglie terreno agricolo a Zinasco, mentre a Casei Gerola, sui terreni dove sorgeva lo zuccherificio, ideali da riconvertire per bioetanolo,, si costruiranno uffici, capannoni di logistica e centri commerciali». Da qui l’appello della associazione perché si rendano noti, in modo trasparente, i dati di progetto, indicando da dove arriveranno i prodotti per la trasformazione in bioetanolo, ma anche perché si fanno annunci altisonanti su nuova occupazione e poi non si rispettano i tempi e infine perché i cittadini non hanno mai la possibilità partecipare alle scelte. «Sulla vicenda Zuccherificio di Casei Gerola, se a tutto quanto indicato si aggiunge l’interesse, sebbene legittimo; di un imprenditore come Gavio si può capire come siano sempre gli stessi interessi a trasformare il nostro territorio», conclude Legambiente.


Carburante per 2 milioni di ettolitri

Serviranno i cereali coltivati in 50mila ettari di terreni

ZINASCO. Il progetto dell’impianto di bioetanolo di Zinasco rientra nella decisione di smantellare a livello nazionale 13 strutture per la produzione di zucchero e di riconvertirli nella produzione di energia elettrica da biomasse. Sull’area dello zuccherificio di Caseri Gerola (30 ettari) sorgeranno centri commerciali, uffici e logistiche. I dati progettuali di Zinasco sono pochi. Produzione: 2milioni di ettolitri l’anno di bioetanolo, utilizzando 500mila tonnellate di granella di mais coltivata su una superficie agricola di 50.000-55.000 ettari. Personale impiegato: 54 unità. Volume totale degli investimenti: 125 milioni di euro. Dai primi annunci di luglio fatti nuovi importanti non ce ne sono. Italia Zuccheri si era impegnata a definire entro il mese di settembre 2007 il progetto esecutivo dettagliato ed il partner industriale, ma del progetto a fine ottobre non vi era traccia. Lo stesso sindaco di Zinasco il 16 novembre 2007, in polemica con il Comitato dei cittadini sorto nel suo Comune, aveva dichiarato che sarebbe stata sua premura comunicare dati certi, quindi il progetto non ce l’ha nemmeno lui. «Se il progetto non è ancora stato definito e quindi i tempi non sono ancora stati rispettati, quali sono le conseguenze, quale l’iter possibile? Si rischia di perdere i finanziamenti comunitari?» è la domanda che si pone Legambiente. E poi: la riconversione aveva tra le motivazioni anche quella occupazionale, ma lo stabilimento di Casei Gerola occupava 70 persone a tempo pieno indeterminato e garantiva 150 unità di lavoro a tempo determinato, oltre all’attività per circa 300 persone impegnate nell’indotto, a cosa potranno servire i 54 posti di Zinasco e se vi andranno parte dei lavoratori di Casei Gerola, come possono sperare gli amministratori di Zinasco di creare occupazione per i loro cittadini? 30 ettari di terreno agricolo per 54 posti di lavoro? «La richiesta, infine, di sapere da dove arriverà la materia prima è molto importante - spiegano Vecchi e Rossi -, perché per dare un’idea la superficie agricola totale della Provincia di Pavia è di circa 220.000 ettari, quindi circa quattro volte quella necessaria a far funzionare l’impianto e non si può certo pensare di sottrarre ulteriore superficie coltivata a scopo alimentare. Certamente quindi la maggior parte della materia prima dovrà essere reperita in altre regioni, o all’estero, con un pesante aggravio nei trasporti e quindi dell’inquinamento».

Casteggio, energia dall’olio di colza

I retroscena tecnici e i dettagli dell’impianto di cogenerazione

«L’inquinamento pari a zero, non si sprecherà nulla» Il direttore spiega la svolta in città

CASTEGGIO. Energia dall’olio di colza: si alza il sipario sul progetto del nuovo impianto che dovrebbe essere realizzato in via Milano, nelle immediate vicinanze della tangenziale per Pavia e del casello autostradale Torino- Piacenza. Un’iniziativa di particolare significato tecnologico che rientra direttamente nel settore dello sfruttamento delle’energie alternative.
«Si tratterà di un impianto di cogenerazione, alimentato da biocombustibili tipo olio di palma e di colza, privi di zolfo, quindi assolutamente non inquinanti - spiega Gabriele Bruni, a capo della neonata società costituitasi per creare il nuovo stabilimento - Produrrà 20 mega watt, che saranno venduti alla rete Enel contribuendo al fabbisogno energetico nazionale. Esiste anche la possibilità di sfruttare le acque di circuito per il teleriscaldamento delle abitazioni che, in un prossimo futuro, potrebbero nascere nelle vicinanze di questa nuova realtà». Va subito precisato che, trattandosi di un impianto alimentato da prodotti naturali, il tasso d’inquinamento dell’aria, secondo quanto riferiscono i responsabili, dovrebbe essere minimo. Anche perché, secondo particolari tecnologie già in uso in altre strutture similari, non sarà sprecato nulla: «Sarà utilizzato una sorta di motore a scoppio, quasi identico a quello installato sulle navi, che produrrà circa 19 MegaWatt di energia elettrica. I fumi di scarico che saranno prodotti da questo processo andranno ad alimentare una turbina a vapore, che a sua volta darà un megaWatt di energia. Come detto, le acqua calde di circuito potrebbero essere utilizzate nel teleriscaldamento - illustra Bruni - Sarà interessata un’area di circa un ettaro, anche se va detto che gran parte di questo spazio sarà riservato ai mezzi in manovra all’interno dell’impianto. Importante la vicinanza dell’autostrada e della tangenziale, poiché il traffico di automezzi non interesserà il centro abitato».
Il progetto è già stato studiato nei minimi particolari e presentato alle autorità preposte, ora si è in attesa delle necessarie autorizzazioni per partire ufficialmente coi lavori di realizzazione. Anche la Provincia dovrà pronunciarsi favorevolmente verso quest’iniziativa, mentre il Comune di Casteggio ha già manifestato il suo interesse. Da notare che il nuovo impianto è destinato a portare indotto all’intero territorio, cominciando dalla richiesta di manodopera: «Nella nuova struttura lavoreranno 15-20 persone - conferma infatti l’amministratore della società - Il lavoro sarà strutturato su tre turni, infatti l’impianto funzionerà a ciclo continuo e per 8mila ore annue».
Simone Delù

Parona, malattie respiratorie in aumento

Presentati i risultati dell’indagine condotta dall’Università Più casi di asma, ma la situazione non è preoccupante

Le gastroduodeniti e l’ipertensione sono le patologie più diffuse

PARONA. A Parona sono in crescita le malattie respiratorie: ma la situazione della salute pubblica non è preoccupante. Aumenta il numero di persone affette da asma bronchiale (5.1% nel 2007 contro il 3.5% del 2000), mentre diminuisce quello dei malati di bronchite cronica (4% nel 2007, 8.3% nel 2000). Sono i dati che emergono dall’ultimo esame condotto sulla popolazione. Il Comune (guidato dal sindaco Giovanna Ganzi) ha incaricato la sezione di igiene del dipartimento universitario di Medicina preventiva, guidato da Maria Teresa Tenconi, di ripetere l’indagine su un campione d’età compresa tra 15 e 74 anni. Hanno risposto 401 cittadini (192 maschi e 20 femmine) pari al 27% dei convocati, di cui 47,9% maschi e 52.1% femmine. Tutta la popolazione di questa fascia d’età (1.484 soggetti) è stata convocata con una lettera individuale.
Anche in questa indagine, come in passato, si riscontrano al primo posto le gastroduodeniti seguite dall’ipertensione arteriosa. La prevalenza di soggetti che dichiarano di essere affetti da bronchite cronica è diminuita (4% nel 2007 e 8.3% nel 2000), mentre quella di soggetti affetti da asma bronchiale è aumentata (5.1% nel 2007 e 3.5% nel 2000). La prevalenza di sintomi respiratori è diminuita nel 2007 così come la prevalenza di dispnea da sforzo. «Queste modificazioni sono probabilmente ascrivibili alla presenza di un minor numero di anziani nel campione esaminato», spiega la professoressa Tenconi. Inoltre, rispetto al 2000 si è riscontrata una minor prevalenza di soggetti in sovrappeso (il 35.6% contro il 39.3%) parallelamente a una riduzione della prevalenza dell’anomalia del rapporto vita-fianchi nelle femmine (il 39.9% contro il 47.6%). Secondo gli studi più recenti questo indice, quando supera i limiti normali, appare associato a una maggior predisposizione alle malattie metaboliche e cardiovascolari. Ancora: rispetto all’indagine precedente è stata riscontrata una riduzione della prevalenza di ipertensione, risultata pari al 15.3% (era il 30.2% nel 2000), forse in ragione del fatto che è aumentato il numero di soggetti in trattamento farmacologico e di chi ne trae beneficio.
L’esame spirometrico, utile per la valutazione della funzionalità respiratoria, ha evidenziato rispetto al 2000 un ’aumentata prevalenza di alterazioni da ostruzione nelle femmine pari al 5.8% (contro il 2.6%) e di quelle da restrizione sia nei maschi (8.5% contro il 2.4%) sia nelle femmine (6.3% contro 1.5%). «Si deve rilevare che la partecipazione della popolazione all’indagine è stata inferiore rispetto al 2000 nonostante i tentativi di sensibilizzazione - aggiunge Tenconi - . Questo fenomeno può essere in parte spiegato dal fatto che, nelle indagini ripetute all’interno della stessa popolazione, si verifica sempre una riduzione della partecipazione, anche se la bassa adesione potrebbe rendere più difficile l’interpretazione dei risultati». Il consumo di farmaci è aumentato tra chi presenta fattori di rischio cardiovascolare: la ridotta prevalenza di ipertesi rispetto al passato conferma il dato. Confrontando i risultati di Parona con quelli di Rovescala emergono variazioni univoche dello stile di vita su consumo di alcol e farmaci e una minor prevalenza di ipertensione in entrambe le popolazioni, verosimilmente per un più frequente uso di farmaci antipertensivi.


Umberto De Agostino

Enti pubblici e ditte lavorano per il Tavolo contro gli odori

PARONA. Mercoledì 19 dicembre sarà istituito il Tavolo tecnico con enti pubblici e principali ditte attive a Parona. A Pavia, alle 14, il Tavolo tecnico si riunirà per individuare in via ufficiale i referenti di ciascuna industria ed ente, e definire le metodologie per le analisi. Le più importanti industrie paronesi (Vedani Carlo Metalli, Rohm and Haas, Fonderia Vigevanese e Ivm Chemicals, cioè l’ex Intercoating, e Lomellina Energia) avevano comunicato di voler condividere la lotta alle esalazioni a fianco di Provincia e Comune di Parona. L’obiettivo: limitare le puzze dall’area industriale, come già segnalato dai cittadini. Su richiesta del sindaco Giovanna Ganzi, l’assessore provinciale alla Tutela ambientale, Ruggero Invernizzi, aveva promosso il Tavolo. (u.d.a)

Rassegna stampa del 6 Dicembre 2007

Dalla Provincia Pavese

Presidio contro i poli logistici

Landriano, ieri durante la Conferenza dei servizi

LANDRIANO. No alla proliferazione di poli logistici. Lo hanno ribadito ieri mattina i partecipanti al presidio che si è costituito davanti al municipio. Proprio a palazzo comunale era programmata la prima Conferenza dei servizi per l’esame del progetto riguardante il terzo insediamento di movimentazione merci sul territorio che si propone di realizzare in poco tempo. Quella di ieri è stata anche la prima uscita ufficiale del comitato, che si è costituito giusto una settimana fa durante l’assemblea pubblica. Ieri davanti al Comune, per l’occasione, era presente circa una trentina di persone.
«Oltre ogni più rosea aspettativa - hanno detto gli organizzatori - visto che si trattava di una giornata lavorativa». Il sit-in è stato anche l’occasione per distribuire circa trecento volantini, freschi di stampa, alle numerose persone che anche ieri mattina hanno chiesto informazioni sulle decisioni prese dall’amministrazione comunale. Il comitato No Log ha spiegato, per l’ennesima volta, quali sono le preoccupazioni e quali iniziative intendono promuovere per cercare di scongiurare l’arrivo di altri insediamenti sul territorio. «La risposta che abbiamo avuto dalla gente - dice Natalino Zasso, di Legambiente e consigliere comunale di opposizione - è stata positiva. Anzi, in molti ci hanno quasi rimproverato di non esserci mossi prima e di non avere dato notizia in anticipo su quanto stava avvenendo. Segno evidente che c’è grande preoccupazione per quanto sta avvenendo. Siamo però soddisfatti, anche perchè il comitato ora inizia a camminare con le sue gambe. E molta gente è venuta persino dai paesi vicini, soprattutto da Torrevecchia». Questo è quanto accadeva fuori dal Comune. All’interno, al tavolo degli invitati, oltre agli amministratori dei paesi vicini (Torrevecchia, Vidigulfo, Bascapè, Siziano e altri) e alla Provincia, c’era anche una delegazione di Legambiente. Anzi c’era lo stesso responsabile della sezione di Landriano, Mario Brancati. «La cosa più incredibile - spiega - è che c’erano tutti tranne gli amministratori di Landriano. Segno che per la giunta la conferenza di servizi non è un momento di discussione anche politica ma semplicemente un passaggio tecnico. Infatti c’erano solo tecnici presenti per il Comune. Persino i rappresentanti della Provincia hanno sottolineato, nell’occasione, che la conferenza di servizi rappresenta un tavolo di concertazione completo, sotto ogni profilo, e non una semplice riunione per definire numeri e dettagli dell’operazione». «Noi abbiamo ribadito la nostra posizione - assicura Brancati -. E cioè che il nostro non è un no pregiudiziale, semplicemente vogliamo un maggiore coordinamento fra i Comuni prima di approvare poli logistici o insediamenti simili che vanno a compromettere, se troppi, l’intera area e non solo Landriano». I tempi però sono stretti, strettissimi. «Ora gli altri Comuni e la stessa Provincia si esprimeranno - conclude Brancati - Ma già dalla seconda conferenza di servizi, potrebbe arrivare il via libera al progetto». In mezzo, però, c’è il comitato ed una protesta che sembra estendersi a macchia d’olio.


La Provincia lavora al piano energetico

«San Martino sarà un esempio. Sperimenta tecniche d’avanguardia»

SAN MARTINO. La Provincia lavora alla redazione del piano energetico e guarda a San Martino Siccomario come ad un esempio. Lo ha detto ieri l’assessore alla Tutela ambientale, Ruggero Invernizzi, in apertura dei lavori del convegno “Territorio, energia, ambiente” che si è tenuto presso il teatro Mastroianni. Promotore dell’iniziativa è stato l’assessore comunale all’Ambiente e territorio, Alberto Maccarini.
«San Martino Siccomario - ha detto Invernizzi - si sta dimostrando un ente particolarmente sensibile alle tematiche ambientale. Un modo di amministrare che io apprezzo perché pone la giusta attenzione a questi problemi. Un convegno come questo è per noi, che siamo in fase di redazione del piano energetico, molto utile perché ci aiuta a capire meglio i bisogni del territorio adeguandoli a quanto ci impongono le normative regionali ed europee».
L’incontro è stato voluto per illustrare alcuni progetti finalizzati a promuovere uno sviluppo sostenibile delle risorse energetiche in edilizia e le linee guida del futuro Piano di Governo del Territorio che il comune sta approntando.
«Si tratta di questioni - è intervenuto il sindaco, Renato Abbiati - che riguardano il nostro futuro. L’amministrazione da tempo sta seguendo la strada di ridurre i consumi di energia sul territorio. Stiamo cercando di trovare i metodi migliori per farlo nella consapevolezza che questo migliorerà la qualità della vita. Agli imprenditori che vogliono investire qui chiediamo più verde, interventi stradali che migliorino la nostra viabilità e tecniche costruttive all’avanguardia. Il risultato è che si sta realizzando una casa ecologica, ma anche altre operazioni immobiliari rispondono a criteri di tutela ambientale».
Ricerche di settore propongono uno scenario preoccupante per i prossimi anni; imponendo l’avvio di rigorose politiche energetiche.
«Su questa consapevolezza - ha spiegato l’assessore Maccarini - si basa la nostra azione politica che porterà ad elaborare principi molto rigorosi nel piano di governo del territorio, oggi in fase fasedi elaborazione».
Al convegno di ieri sono intervenuti: Massimo Giuliani, tecnico incaricato Pgt (”Energia e piano di governo del territorio”); Sergio Montanari, Legambiente (”L’utilizzo di fonti di energia rinnovabili: una questione di civiltà”); Luca Bertoni, Energiapiù (”Certificazione energetica: strumento per migliorare la qualità”); Marina Russo, Arch ++S (”Il risparmio energetico e bio-architettura”); Giacomina Libardi, responsabile area Energia Asm (”Microgenerazione: una realtà possibile”); Ernesto Galli, libero professionista (”ATR5 Un’ esperienza progettuale integrata”); Marsilio Gusella, libero professionista (”ATI 3 Rapporto Architettura e Tecnologia”); Carlo De Marchi, Ecotechno (”Il solare, aspetti tecnici e forme di incentivazione”); Guido Durazzano, Basf Italia (”Ricerca, ecoefficienza e qualità prestazionale”). (r.co.)

Rassegna stampa del 5 Dicembre 2007

Dalla Provincia Pavese

Discutere di energia, discutere del futuro
Oggi a San Martino un convegno organizzato dal Comune

SAN MARTINO. Guardando al l XX congresso mondiale il Comune ha voluto organizzare per la giornata di oggi un incontro per illustrare alcuni progetti finalizzati a promuovere uno sviluppo sostenibile delle risorse energetiche in edilizia e le linee guida del futuro Piano di Governo del Territorio. «Le più recenti ricerche di settore - spiega l’assessore all’Ambiente e territorio, Alberto Maccarini - ci propongono uno scenario preoccupante per i prossimi anni; se non interverranno rigorose politiche energetiche entro il 2030 aumenterà la richiesta del fabbisogno energetico di circa il 50% con ulteriori problemi di inquinamento ambientale». Da qui l’impegno del comune, in particolare dell’assessorato alla partita, di avviare nel proprio territorio l’introduzione di nuove tecnologie in grado di cambiare il modo in cui si produce e utilizza l’energia. Al convegno, che si terrà alle ore 15 presso il Teatro Mastroianni, interverranno: Massimo Giuliani, tecnico incaricato Pgt (”Energia e piano di governo del territorio”); Sergio Montanari, Legambiente (”L’utilizzo di fonti di energia rinnovabili: una questione di civiltà”); Luca Bertoni, Energiapiù (”Certificazione energetica: strumento per migliorare la qualità”); Marina Russo, Arch ++S (”Il risparmio energetico e bio-architettura”); Giacomina Libardi, responsabile area Energia Asm (”Microgenerazione: una realtà possibile”); Ernesto Galli, libero professionista (”ATR5 Un’ esperienza progettuale integrata”); Marsilio Gusella, libero professionista (”ATI 3 Rapporto Architettura e Tecnologia”); Carlo De Marchi, Ecotechno (”Il solare, aspetti tecnici e forme di incentivazione”).

La natura che può ancora essere salvata

La mostra fotografica fino al 20 dicembre al castello Visconteo

PAVIA. Potrà essere visitata fino al 20 dicembre al castello Visconteo la mostra documentaria e fotografica «I semi del cambiamento», organizzata dall’assessorato ambiente e sviluppo sostenibile del Comune di Pavia e dall’istituto Buddista italiano Soka Gakkai: «La mostra - spiega l’assessore Pinuccua Balzamo - fa parte di un percorso educativo più ampio che presuppone anche un prima e un dopo e non un singolo evento. E’ il giusto modo per divulgare i principi della Carta della terra».
Oltre alle 20 fotografie sul tema della natura saranno esposti 17 pannelli e si potrà guardare un video: «Questa esposizione - racconta Romano Jeran dell’Istituto Buddista Soka Gakkai - è partita nel marzo 2005 e ora siamo alla settantaduesima edizione. La mostra ha riscosso sempre un grande successo anche nei paesi più piccoli riusciva ad attirare almeno un migliaio di persone quindi a Pavia sicuramente andrà benissimo. Il valore aggiunto è dato dai nostri ciceroni che spiegheranno le immagini e i pannelli ai visitatori: non si tratta di guide turistiche professioniste ma di studenti, lavoratori o casalinghe appassionate del tema che lo studiano per convinzione».
Finalità della mostra e del documentario sono, oltre a quella di far conoscere al maggior numero di persone del mondo l’attuale situazione globale in cui versa il nostro pianeta (riscaldamento globale, cambiamenti climatici, estinzioni di molte specie animali e molte altre problematiche), anche far conoscere le linee guida del documento di etica ambientale «Carta della terra» e far comprendere che è possibile affrontare i temi globali se si agisce affrontando e risolvendo i problemi presenti sul proprio territorio ed insegnando a fare altrettanto alle comunità con cui si è in contatto.
Ad accompagnare il progetto anche una serie di incontri che si terranno nella sala video delle scuderie del castello, in cui le organizzazioni ambientaliste e umanitarie (Centro servizi volontariato, Wwf, Greenpeace, Lav, Terre des hommes, Acra e Gaia) avranno ognuna un proprio spazio per approfondire i temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. Gli incontri sono tenuti a partire dal primo dicembre fino al 16 alle 16,30 e prima di ogni incontro si potrà visionare il filmino che fa parte della mostra.
Per informazioni sulla mostra e sugli incontri si può consultare il sito del Comune di Pavia. (g.cimp.)

Allarme inquinamento a Parona Legambiente vuole più controlli

PARONA. «E’ incredibile che la Regione Lombardia non abbia inserito le zone di Parona e di Sannazzaro nelle aree critiche sotto l’aspetto ambientale: Legambiente, con la campagna Mal’aria, chiede indagini e monitoraggi seri, e dice no a nuovi impianti inquinanti». I circoli “Il Colibrì” della Lomellina e L’Airone lanciano l’allarme inquinamento, dopo aver preso atto, «con grande preoccupazione», del protrarsi dello sforamento del Pm10. «A differenza di Pavia, dove le cause dell’inquinamento sono da attribuirsi quasi totalmente al traffico, a Parona e a Sannazzaro le cause vanno ricercate nella presenza sul territorio degli impianti industriali - dicono Graziella Toia e Gaspare Amari -. A Parona c’è la presenza dell’inceneritore e di molte altre industrie inquinanti, a Sannazzaro della più grande raffineria d’Italia, gestita dall’Eni». La richiesta di monitorare la situazione è rivolta alla Regione e alla Provincia, «istituzioni responsabili della qualità dell’aria, allo scopo di individuare le fonti inquinanti a carattere industriale dandone notizia ai cittadini». Inoltre, si chiede il potenziamento dei controlli sulle emissioni industriali e il rispetto dei divieti relativi alle attività agricole, in particolare il divieto di bruciare residui delle colture nei campi. «E ancora: la Provincia, fino all’entrata in vigore di un Piano straordinario di risanamento dell’aria, attui in Lomellina una moratoria non autorizzando nuovi impianti, specie di produzione di energia».

Valeggio, centrale elettrica più vicina

Ma sull’impianto rimane il parere contrario del Comune di Alagna

«Siamo preoccupati per le conseguenze che potrebbero esserci sull’ambiente»

VALEGGIO. Un altro passo avanti per la realizzazione della centrale elettrica alimentata con fonti rinnovabili. Rimane, però, il parere contrario del Comune di Alagna. Nella recente conferenza dei servizi svoltasi a Pavia, l’azienda agricola Castello srl ha confermato di voler realizzare una strada di collegamento fra la provinciale Ottobiano-Tromello e l’area dell’impianto situata nel territorio comunale di Valeggio. Inoltre, saranno ulteriormente ridotte le emissioni in atmosfera.
Nella sede della Provincia i Comuni di Valeggio e Ottobiano, Asl e Arpa si sono detti favorevoli: unico contrario Alagna. «Il nostro Comune si è già visto imporre il passaggio dell’autostrada Broni-Mortara. Ora c’è questo impianto, più vicino ad Alagna che a Valeggio: io mi chiedo se gli enti locali possono avere, qualche volta, voce in capitolo - commenta l’assessore ai Lavori pubblici, Francesco Forcherio -. Se la qualità dell’aria ne risentirà, come molti temono, il nostro centro abitato ne subirà le conseguenze visto che i venti soffiano da ovest verso est. Ci hanno assicurato che l’impianto sarà controllato dall’Arpa, ma qualcosa può sempre sfuggire. Inoltre, non oso pensare se, in seguito alla lavorazione, l’impianto dovesse rilasciare sostanze come acido cloridrico, azoto e zolfo, o addirittura polveri sottili». A seguire, Forcherio analizza la rete viaria territoriale: «Siamo serviti da strade dissestate, che in futuro dovrebbero sopportare il passaggio di decine di mezzi agricoli diretti all’impianto. E poi ci chiediamo perché la proprietà, pur possedendo terreni più vicini alla provinciale Tromello-Ottobiano, abbia voluto penetrare nella campagna verso Alagna». In ogni caso, il progetto per la produzione di energia elettrica attraverso la combustione di paglia di riso e cippato, cioè legno frantumato in scaglie, sembra avere via libera. La nuova arteria partirà dalla cascina Gorina di Ottobiano e, attraverso i campi, raggiungerà l’impianto. Inoltre, dalla conferenza dei servizi è emerso un ulteriore abbattimento delle emissioni in atmosfera, ancora più al di sotto dei limiti di legge. Il progetto dell’industriale agroalimentare Francesco Sempio (Curti Riso e Riso Ticino) era già stato approvato dalla giunta di Valeggio. Il sindaco Fabrizio Crepaldi si era espresso in favore dell’impianto a biomassa da cui dovrebbero uscire cinque megawatt, parte dei quali immessi nella rete di trasmissione nazionale: «Sono favorevole anche per vantaggi per gli agricoltori. La paglia di riso sarebbe smaltita nel nuovo impianto, con un ritorno economico per le aziende agricole del territorio».
Umberto De Agostino

Rassegna stampa del 4 Dicembre 2007

Dalla Provincia Pavese

Nuove norme per governare il territorio


BRESSANA. Un corso di approfondimento, articolato in due serate, sulla nuova legge urbanistica generale, che ha mandato in pensione i vecchi piani regolatori (Prg), sostituiti dai Piani di governo del territorio (Pgt), si terrà a Bressana per iniziativa di Legambiente, Italia Nostra, Wwf, «Amici di Beppe Grillo», Wwf, associazione «La Rondine», coordinamento dei comitati contro l’autostrada Broni-Pavia-Mortara e comitato agricoltori. Il primo appuntamento è in programma lunedì prossimo, 10 dicembre, alla sala convegni del Municipio di Bressana, in piazza Marconi (ore 21), quando l’architetto Renato Bertoglio, componente della commissione provinciale territorio di Legambiente, parlerà sul tema «Dal piano regolatore generale al Piano di governo del territorio». Per ulteriori informazioni, e adesioni, è possibile consultare il sito internet http://bronimortara.blogspot.com; oppure chiamare il numero 348/3634095.


Casteggio. Volantinaggio del neonato movimento al mercato. «Il territorio subisce scelte fatte altrove»
Supermarket, fronte del «no» più ampio
In campo un comitato civico per fermare la grande distribuzione

CASTEGGIO. Ancora contro l’avanzata della grande distribuzione: al coro (sempre più forte) si aggiunge la voce di «Identità Oltrepo», neonato movimento che si rivolge in primo luogo ai cittadini, ma intende farsi sentire anche nelle stanze della politica. Domenica l’uscita pubblica con volantinaggio contro l’avanzata dei grandi market: «Il prodotto tipico d’Oltrepo sta diventando il carrello della spesa».
«E’ arrivato il momento di dire basta a una situazione insostenibile - spiega Claudio Bianchi, tra fondatori di Identità Oltrepo -. Abbiamo già preso contatto con i residenti di altri paesi oltrepadani, ricevendo numerosi consensi da parte della gente che incontriamo. Ma il nostro impegno non è rivolto esclusivamente contro l’avanzata della grande distribuzione: intendiamo lavorare a 360 gradi sui problemi del territorio». Primo obiettivo, il rilancio economico di un territorio sempre più “dormitorio”: «L’Oltrepo è stata trasformata in una sorta di “riserva” per lo sviluppo edilizio e commerciale - aggiunge Bianchi -. Unità residenziali e commerciali sempre più capillarmente diffuse per il territorio. Le città diventano dormitori, mentre lavoro e servizi si spostano altrove. Dove? Dove decide di avere i migliori interessi burocrazia economica. L’Oltrepo non può essere considerata solo terra di caccia libera, qui vive gente che non paga solo le tasse e produce, bensì di cittadini che hanno i loro diritti e che non vogliono essere uno strumento di ingegneria sociale nelle mani delle lobby partitiche e finanziarie».
Tema del giorno, però, resta l’avanzata della grande distribuzione in un territorio sempre più ricco di grandi market. Ma quali sono gli effetti dello spostamento degli assetti commerciali. Il primo, e più evidente, è quello dello svuotamento dei centri storici, A partire da quelli più piccoli che non riescono ad offrire il richiamo delle griffes.
Sugli effetti della grande distribuzioe in un centro come Casteggio, gli unici dati disponibili sono quelli di un recentissimo sondaggio di Confesercenti. Un’indagine frutto di questionari somministrati a 38 piccoli-medi esercenti casteggiani, fissi e ambulanti, del settore alimentari. Il 92 per cento degli intervistati confessa di aver risentito della grande distribuzione, la maggior parte denuncia mancati introiti dal 20 al 50 per cento solo nell’ultimo periodo. Solo il 5 per cento degli alimentaristi al dettaglio ha dichiarato di non aver risentito della grande distribuzione. L’80 per cento, invece, registra mancati incassi fino al 50 per cento.

Ogni cittadino produce oltre 2 chili al giorno, contro gli 1,6 della media provinciale. E la raccolta differenziata non decolla
Rifiuti per abitante, il record è di Tortona
Guazzora e Villaromagnano i paesi più «virtuosi», maglia nera a Stazzano

TORTONA. Ogni tortonese, neonati compresi, produce ogni anno 811 chili di rifiuti urbani, pari a oltre 2 chili al giorno di spazzatura per abitante. Tra i comuni centro- zona, Tortona è quello che produce in assoluto, più rifiuti di ogni altro. Risulta dai dati aggiornati resi noti dalla Provincia di Alessandria, dai quali emerge una situazione piuttosto preoccupante.
Ogni anno, la città di Tortona produce ben 21.697 tonnellate di rifiuti urbani, pari ad 811,62 chili per abitante: il 43% in più di quanto producono gli abitanti di Novi Ligure, e 40% in più di quelli prodotti a Valenza, dove ogni abitante produce «solo» 578 Kg di spazzatura all’anno (1,58 Kg al giorno). Tortona perde anche il confronto in percentuale con tutti i maggiori comuni della provincia: ogni tortonese produce il 35% in più dei rifiuti di un abitante di Alessandria, il 32 di uno di Casale Monferrato, il 23% in più di un ovadese e il 12% in più di un acquese.
Anche il confronto con la media provinciale è impietoso: 604 kg all’anno per abitante contro gli 811 di Tortona.
Fra i 190 comuni della provincia di Alessandria, dove esistono diverse anomalie soltanto Serravalle Scrivia, Castelletto d’Orba e Belforte Monferrato hanno una produzione di rifiuti più alta di quella tortonese, ma si tratta di tre casi «limite». A Belforte, dove vivono solo 449 persone, la media è di 1.395 kg di rifiuti all’anno ma è dovuta soprattutto alla presenza di un maxi centro commerciale, così come a Serravalle Scrivia dove la presenza dell’outlet e dei numero dei centri commerciali vicini fa salire la percentuale a 1.265 chil l’anno, per ognuno dei 6.132 abitanti. A Tortona sono presenti due centri commerciali ma il numero degli abitanti è 4 volte superiore a quello di Serravalle, per cui una produzione così alta di rifiuti non può essere «giustificata» dalla presenza dei centri commerciali. Se così fosse anche Pozzolo Formigaro (dove esiste un ipermercato) dovrebbe avere percentuali elevate ed invece è al di sotto della media provinciale. A Serravalle inoltre la raccolta differenziata raggiunge il 51,56%, mentre Tortona arriva solo al 36,98. Nel Tortonese il comune più virtuoso in fatto di raccolta differenziata è quello di Guazzora (47,85%), seguito da Villaromagnano (41,26%), mentre la maglia nera spetta a Stazzano con il 10,32 per cento di differenziata, seguito da Casalnoceto (18,54) e Villalvernia (19,66). A Castelnuovo si producono 544 chili per abitante all’anno con una percentuale di differenziata pari al 36,8%; a Sale 60Pagina 32 - cronaca4 Kg con il 31% di differenziata, a Pontecurone 624 Kg con il 31,3%. A Viguzzolo infine si producono 507 chilogrammi all’anno, ma la differenziata è al 20,56%.


di Denis Artioli
Nuova area industriale in corso Novara
Spazi alle aziende per 131mila metri quadrati. In vista altre rotatorie

«Ci auguriamo l’arrivo di ditte che possano portare lavoro»

VIGEVANO. L’espansione artigianale e industriale della città prende la direzione di corso Novara. La giunta comunale ha dato il via libera all’adozione di un piano di lottizzazione di 131mila metri quadrati complessivi tra Vigevano e la frazione Molino del Conte di Cassolnovo. La zona interessata è quella conosciuta in città come «casa del sapone». Proprio per consentire un’accessibilità più scorrevole e sicura all’area, verrà realizzata anche una nuova rotatoria in corso Novara. Sono in fase di avvio anche i lavori per la nuova rotatoria in località Podazzera, dove sta nascendo un albergo.
«Sarà una zona di insediamenti commerciali, artigianali e industriali, a completamento di una parte già avviata - spiega l’assessore all’urbanistica, Giuseppe Giargiana - Quindi verrà realizzata una rotatoria più o meno all’altezza del “Supermagazzeno”. Ci sarà poco di commerciale, mentre il grosso degli insediamenti previsti sarà artigianale e industriale».
L’assessore all’urbanistica vede in corso Novara una nuova e importante prospettiva di sviluppo per Vigevano. I collegamenti con Malpensa sono decisamente più agevoli muovendosi verso Novara, rispetto ai difficili spostamenti in direzione Milano.
«Le richieste da parte delle aziende non mancano - afferma l’assessore Giargiana - Si aprono spazi per ditte che si trovano ancora in zona residenziale, che possono spostarsi qui, e ci sono spazi anche per aziende che arrivano da fuori e possono portare lavoro. Corso Novara è già e diventerà un ingresso sempre più importante a Vigevano».
Intanto sta procedendo la costruzione del nuovo albergo in località Podazzera (dove corso Milano si immette sulla ex-statale 494), e lì sta per essere realizzata una nuova rotatoria, sicuramente una delle più utili tra tutte quelle che sono state costruite nel contesto viabilistico vigevanese.
Inoltre, il consiglio comunale ha appena dato il via alla realizzazione dei nuovi insediamenti residenziali e commerciali in corso Pavia (area ex-Record), da cui verrà ricavato un nuovo albergo.
«Qui ci saranno un’ottantina di camere - spiega l’assessore, che dall’inizio del suo mandato ha insistito sulla necessità di creare nuovi hotel in città - alla Podazzera una quarantina, e non credo che saranno gli unici due hotel che avrà la nostra città. Secondo me c’è spazio per un altro albergo».
d.artioli@laprovinciapavese.it

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