Dalla Provincia Pavese Anche Legambiente boccia l’impianto di Zinasco
«Prima di tutto salvaguardiamo il territorio» «L’Onu ha preso le distanze da questi progetti»
ZINASCO. L’impianto di bioetanolo a Zinasco non convince Legambiente. Un no dettato da principi etici, innanzitutto. Ma anche dall’idea che intorno al progetto ruotino interessi speculativi. «Non siamo pregiudizialmente contro le agroenergie, crediamo però che l’agricoltura abbia come compiti fondamentali di produrre alimenti e di salvaguardare l’ambiente naturale, coltivando il più possibile in modo naturale, sano, senza Ogm», dice Gianluigi Vecchi, responsabile provinciale di Legambiente.
Non ha lasciato indifferente l’associazione ambientalista l’allarme lanciato dall’Onu nelle settimane scorse: le agroenergie possono essere crimini contro l’umanità perché in presenza di milioni di persone che nel mondo muoiono di fame, sottraggono terreni agricoli alla produzione di alimenti, destinandoli alla trasformazione in carburanti. Legambiente sostiene quindi due posizioni molto chiare. La prima è un interesse per piccoli impianti, inseriti in una pianificazione generale, che producono energia e biocarburanti da biomasse locali e il loro utilizzo in loco. «La seconda, però, è una contrarietà assoluta per grandi impianti - sottolinea Matteo Rossi, di Legambiente Terre d’Acqua - soprattutto se per farli funzionare è necessario importare materia prima come l’olio di palma, o disboscare ad esempio le foreste amazzoniche o balcaniche. Non è pensabile abbandonare le coltivazioni tipiche e di qualità come il riso in Lomellina o continuare in modo massiccio a riconvertire la produzione di grano da alimentare ad agro energia, visti anche i primi risultati di questa politica che hanno causato aumenti del costo di pane e pasta a scapito delle fasce deboli della popolazione. Detto ciò, per l’impianto di Zinasco le perplessità di Legambiente non sono solo di natura generale o etica». «Sembra che ancora una volta si manifesti una politica dell’annuncio, la volontà di confondere i cittadini, di favorire interessi di natura speculativa e l’incapacità delle istituzioni preposte a pianificare il territorio rispettandone la vocazione e l’ambiente naturale - denuncia Vecchi -. Noi non capiamo perché per il nuovo impianto di bioetanolo si sceglie terreno agricolo a Zinasco, mentre a Casei Gerola, sui terreni dove sorgeva lo zuccherificio, ideali da riconvertire per bioetanolo,, si costruiranno uffici, capannoni di logistica e centri commerciali». Da qui l’appello della associazione perché si rendano noti, in modo trasparente, i dati di progetto, indicando da dove arriveranno i prodotti per la trasformazione in bioetanolo, ma anche perché si fanno annunci altisonanti su nuova occupazione e poi non si rispettano i tempi e infine perché i cittadini non hanno mai la possibilità partecipare alle scelte. «Sulla vicenda Zuccherificio di Casei Gerola, se a tutto quanto indicato si aggiunge l’interesse, sebbene legittimo; di un imprenditore come Gavio si può capire come siano sempre gli stessi interessi a trasformare il nostro territorio», conclude Legambiente.
Carburante per 2 milioni di ettolitri
Serviranno i cereali coltivati in 50mila ettari di terreni
ZINASCO. Il progetto dell’impianto di bioetanolo di Zinasco rientra nella decisione di smantellare a livello nazionale 13 strutture per la produzione di zucchero e di riconvertirli nella produzione di energia elettrica da biomasse. Sull’area dello zuccherificio di Caseri Gerola (30 ettari) sorgeranno centri commerciali, uffici e logistiche. I dati progettuali di Zinasco sono pochi. Produzione: 2milioni di ettolitri l’anno di bioetanolo, utilizzando 500mila tonnellate di granella di mais coltivata su una superficie agricola di 50.000-55.000 ettari. Personale impiegato: 54 unità. Volume totale degli investimenti: 125 milioni di euro. Dai primi annunci di luglio fatti nuovi importanti non ce ne sono. Italia Zuccheri si era impegnata a definire entro il mese di settembre 2007 il progetto esecutivo dettagliato ed il partner industriale, ma del progetto a fine ottobre non vi era traccia. Lo stesso sindaco di Zinasco il 16 novembre 2007, in polemica con il Comitato dei cittadini sorto nel suo Comune, aveva dichiarato che sarebbe stata sua premura comunicare dati certi, quindi il progetto non ce l’ha nemmeno lui. «Se il progetto non è ancora stato definito e quindi i tempi non sono ancora stati rispettati, quali sono le conseguenze, quale l’iter possibile? Si rischia di perdere i finanziamenti comunitari?» è la domanda che si pone Legambiente. E poi: la riconversione aveva tra le motivazioni anche quella occupazionale, ma lo stabilimento di Casei Gerola occupava 70 persone a tempo pieno indeterminato e garantiva 150 unità di lavoro a tempo determinato, oltre all’attività per circa 300 persone impegnate nell’indotto, a cosa potranno servire i 54 posti di Zinasco e se vi andranno parte dei lavoratori di Casei Gerola, come possono sperare gli amministratori di Zinasco di creare occupazione per i loro cittadini? 30 ettari di terreno agricolo per 54 posti di lavoro? «La richiesta, infine, di sapere da dove arriverà la materia prima è molto importante - spiegano Vecchi e Rossi -, perché per dare un’idea la superficie agricola totale della Provincia di Pavia è di circa 220.000 ettari, quindi circa quattro volte quella necessaria a far funzionare l’impianto e non si può certo pensare di sottrarre ulteriore superficie coltivata a scopo alimentare. Certamente quindi la maggior parte della materia prima dovrà essere reperita in altre regioni, o all’estero, con un pesante aggravio nei trasporti e quindi dell’inquinamento».
Casteggio, energia dall’olio di colza
I retroscena tecnici e i dettagli dell’impianto di cogenerazione
«L’inquinamento pari a zero, non si sprecherà nulla» Il direttore spiega la svolta in città
CASTEGGIO. Energia dall’olio di colza: si alza il sipario sul progetto del nuovo impianto che dovrebbe essere realizzato in via Milano, nelle immediate vicinanze della tangenziale per Pavia e del casello autostradale Torino- Piacenza. Un’iniziativa di particolare significato tecnologico che rientra direttamente nel settore dello sfruttamento delle’energie alternative.
«Si tratterà di un impianto di cogenerazione, alimentato da biocombustibili tipo olio di palma e di colza, privi di zolfo, quindi assolutamente non inquinanti - spiega Gabriele Bruni, a capo della neonata società costituitasi per creare il nuovo stabilimento - Produrrà 20 mega watt, che saranno venduti alla rete Enel contribuendo al fabbisogno energetico nazionale. Esiste anche la possibilità di sfruttare le acque di circuito per il teleriscaldamento delle abitazioni che, in un prossimo futuro, potrebbero nascere nelle vicinanze di questa nuova realtà». Va subito precisato che, trattandosi di un impianto alimentato da prodotti naturali, il tasso d’inquinamento dell’aria, secondo quanto riferiscono i responsabili, dovrebbe essere minimo. Anche perché, secondo particolari tecnologie già in uso in altre strutture similari, non sarà sprecato nulla: «Sarà utilizzato una sorta di motore a scoppio, quasi identico a quello installato sulle navi, che produrrà circa 19 MegaWatt di energia elettrica. I fumi di scarico che saranno prodotti da questo processo andranno ad alimentare una turbina a vapore, che a sua volta darà un megaWatt di energia. Come detto, le acqua calde di circuito potrebbero essere utilizzate nel teleriscaldamento - illustra Bruni - Sarà interessata un’area di circa un ettaro, anche se va detto che gran parte di questo spazio sarà riservato ai mezzi in manovra all’interno dell’impianto. Importante la vicinanza dell’autostrada e della tangenziale, poiché il traffico di automezzi non interesserà il centro abitato».
Il progetto è già stato studiato nei minimi particolari e presentato alle autorità preposte, ora si è in attesa delle necessarie autorizzazioni per partire ufficialmente coi lavori di realizzazione. Anche la Provincia dovrà pronunciarsi favorevolmente verso quest’iniziativa, mentre il Comune di Casteggio ha già manifestato il suo interesse. Da notare che il nuovo impianto è destinato a portare indotto all’intero territorio, cominciando dalla richiesta di manodopera: «Nella nuova struttura lavoreranno 15-20 persone - conferma infatti l’amministratore della società - Il lavoro sarà strutturato su tre turni, infatti l’impianto funzionerà a ciclo continuo e per 8mila ore annue».
Simone Delù
Parona, malattie respiratorie in aumento
Presentati i risultati dell’indagine condotta dall’Università Più casi di asma, ma la situazione non è preoccupante
Le gastroduodeniti e l’ipertensione sono le patologie più diffuse
PARONA. A Parona sono in crescita le malattie respiratorie: ma la situazione della salute pubblica non è preoccupante. Aumenta il numero di persone affette da asma bronchiale (5.1% nel 2007 contro il 3.5% del 2000), mentre diminuisce quello dei malati di bronchite cronica (4% nel 2007, 8.3% nel 2000). Sono i dati che emergono dall’ultimo esame condotto sulla popolazione. Il Comune (guidato dal sindaco Giovanna Ganzi) ha incaricato la sezione di igiene del dipartimento universitario di Medicina preventiva, guidato da Maria Teresa Tenconi, di ripetere l’indagine su un campione d’età compresa tra 15 e 74 anni. Hanno risposto 401 cittadini (192 maschi e 20 femmine) pari al 27% dei convocati, di cui 47,9% maschi e 52.1% femmine. Tutta la popolazione di questa fascia d’età (1.484 soggetti) è stata convocata con una lettera individuale.
Anche in questa indagine, come in passato, si riscontrano al primo posto le gastroduodeniti seguite dall’ipertensione arteriosa. La prevalenza di soggetti che dichiarano di essere affetti da bronchite cronica è diminuita (4% nel 2007 e 8.3% nel 2000), mentre quella di soggetti affetti da asma bronchiale è aumentata (5.1% nel 2007 e 3.5% nel 2000). La prevalenza di sintomi respiratori è diminuita nel 2007 così come la prevalenza di dispnea da sforzo. «Queste modificazioni sono probabilmente ascrivibili alla presenza di un minor numero di anziani nel campione esaminato», spiega la professoressa Tenconi. Inoltre, rispetto al 2000 si è riscontrata una minor prevalenza di soggetti in sovrappeso (il 35.6% contro il 39.3%) parallelamente a una riduzione della prevalenza dell’anomalia del rapporto vita-fianchi nelle femmine (il 39.9% contro il 47.6%). Secondo gli studi più recenti questo indice, quando supera i limiti normali, appare associato a una maggior predisposizione alle malattie metaboliche e cardiovascolari. Ancora: rispetto all’indagine precedente è stata riscontrata una riduzione della prevalenza di ipertensione, risultata pari al 15.3% (era il 30.2% nel 2000), forse in ragione del fatto che è aumentato il numero di soggetti in trattamento farmacologico e di chi ne trae beneficio.
L’esame spirometrico, utile per la valutazione della funzionalità respiratoria, ha evidenziato rispetto al 2000 un ’aumentata prevalenza di alterazioni da ostruzione nelle femmine pari al 5.8% (contro il 2.6%) e di quelle da restrizione sia nei maschi (8.5% contro il 2.4%) sia nelle femmine (6.3% contro 1.5%). «Si deve rilevare che la partecipazione della popolazione all’indagine è stata inferiore rispetto al 2000 nonostante i tentativi di sensibilizzazione - aggiunge Tenconi - . Questo fenomeno può essere in parte spiegato dal fatto che, nelle indagini ripetute all’interno della stessa popolazione, si verifica sempre una riduzione della partecipazione, anche se la bassa adesione potrebbe rendere più difficile l’interpretazione dei risultati». Il consumo di farmaci è aumentato tra chi presenta fattori di rischio cardiovascolare: la ridotta prevalenza di ipertesi rispetto al passato conferma il dato. Confrontando i risultati di Parona con quelli di Rovescala emergono variazioni univoche dello stile di vita su consumo di alcol e farmaci e una minor prevalenza di ipertensione in entrambe le popolazioni, verosimilmente per un più frequente uso di farmaci antipertensivi.
Umberto De Agostino
Enti pubblici e ditte lavorano per il Tavolo contro gli odori
PARONA. Mercoledì 19 dicembre sarà istituito il Tavolo tecnico con enti pubblici e principali ditte attive a Parona. A Pavia, alle 14, il Tavolo tecnico si riunirà per individuare in via ufficiale i referenti di ciascuna industria ed ente, e definire le metodologie per le analisi. Le più importanti industrie paronesi (Vedani Carlo Metalli, Rohm and Haas, Fonderia Vigevanese e Ivm Chemicals, cioè l’ex Intercoating, e Lomellina Energia) avevano comunicato di voler condividere la lotta alle esalazioni a fianco di Provincia e Comune di Parona. L’obiettivo: limitare le puzze dall’area industriale, come già segnalato dai cittadini. Su richiesta del sindaco Giovanna Ganzi, l’assessore provinciale alla Tutela ambientale, Ruggero Invernizzi, aveva promosso il Tavolo. (u.d.a)